Finanziare la formazione obbligatoria ex D. LGS 81/08

Finanziare la formazione obbligatoria ex D. LGS 81/08

Finanziare la formazione
obbligatoria ex D. LGS 81/08

di Team TSS

Categoria: Impresa

Il D. Lgs 81/08

La grande svolta in materia di gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si riferisce all’introduzione della Legge 626/94, con la quale cambia il sistema di regole incentrate su interventi di tipo riparatorio, a favore di iniziative che implichino il concetto di “prevenzione”. Non sono più solamente il Datore di Lavoro e i suoi collaboratori ad occuparsi del tema, ma vengono coinvolti ora i singoli lavoratori in attività di informazione e diffusione della cultura della sicurezza direttamente sul posto di lavoro. Con l’abrogazione della norma e l’introduzione successiva del D. Lgs 81/08 “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro” e successivi Accordi Stato Regioni, il tema della formazione obbligatoria diventa uno degli argomenti più “caldi” degli ultimi dieci anni. E questo perché le aziende, trovandosi ad adempiere ad un obbligo di legge che prevede il coinvolgimento di tutto il personale, cercano costantemente una modalità per abbattere i costi della formazione e finanziare gli interventi che sono comunque tenute ad erogare a proprie spese.

Sicurezza e Fondi Interprofessionali

Ma è possibile utilizzare i Fondi Interprofessionali per finanziare la formazione ex D. Lgs 81/08? Dipende. Dipende da due fattori: se l’impresa utilizza un Conto Formazione o si avvale di Avvisi; se esistono delle Rappresentanze sindacali interne oppure no. Nel primo caso la risposta è affermativa solo se l’azienda è iscritta ad un Fondo che contempla la possibilità di avere un proprio Conto Formazione e quest’ultimo risulta attivo. Questo perché la normativa sugli Aiuti di Stato, secondo quanto disposto dalla Circolare del Ministero del lavoro n. 0010235/2009, non si applica ai conti formativi mancando “i requisiti delle selettività e discrezionalità della misura agevolativa”. Ciò significa che per qualsiasi intervento obbligatorio che l’azienda è tenuta a realizzare, la stessa può utilizzare, a copertura dei costi, solo il proprio accantonato e nessun contributo aggiuntivo. Lo stesso vale per le aziende che partecipano a Conti di Rete (ad esempio quello istituito da Fon.AR.Com) che si sono allineati alle direttive delle Circolari ANPAL numero 13199 del 23/10/2017 e numero 16173 del 19/12/2017. In questo caso le imprese, indipendentemente dalla propria dimensione, possono realizzare iniziative aziendali o interaziendali utilizzando esclusivamente le risorse che accantonano (e non più attingendo ad un portafoglio comune). E’ esclusa invece la possibilità di finanziare la sicurezza per tutti coloro che aderiscono ad Avvisi promossi dal Fondo (Conti di sistema) o a Conti collettivi che non hanno recepito le indicazioni relative alla Circolari sopra citate. La circolare ANAPAL n. 1 del 10/04/2018 parla infatti chiaro: in quel caso le azioni formative rientrano nell’ambito di applicazione del Regolamento UE 651/2014 art. 31 comma 2, che esclude qualsiasi tipo di intervento obbligatorio in ambito formazione (proprio perché entra in gioco un processo di valutazione che implica “selettività e discrezionalità”).

Il coinvolgimento delle parti sociali

Per quanto riguarda il tema relativo alle parti sociali, il problema si verifica qualora l’azienda intenda richiedere l’approvazione del Piano avvalendosi di una rappresentanza territoriale. In questo caso occorre tenere presente che alcuni sigle sindacali sono più restie di altre a concedere il loro benestare qualora il Piano contenga esclusivamente interventi in ambito sicurezza. Si ritiene infatti che l’azienda debba adempiere all’obbligatorietà indipendentemente dall’utilizzo di risorse e relative tempistiche di accumulo/gestione e che quindi debba farlo in autofinanziamento. Nel caso in cui l’impresa si avvalga di rappresentanze interne, forse perché maggiormente coinvolte e sensibili alle problematiche aziendali, è invece più facile ottenere il consenso anche per Piani “sola sicurezza” (in questo caso è sufficiente la firma delle sole sigle rappresentate dalle RSU/RSA, contro l’obbligo delle firme relative alle tre sigle per le rappresentanze territoriali). Diversamente avviene per quei Fondi (ad esempio Fon.AR.Com o Fonditalia) in cui sono direttamente le Parti Sociali costituenti il Fondo a concedere la loro approvazione, indipendentemente dalla tipologia di percorso formativo presentato, e per i quali non esiste nessun ostacolo ad accordare l’autorizzazione ad iniziative obbligatorie.
Possiamo quindi affermare che finanziare “la sicurezza” si può, occorre solo individuare le modalità e le strategie migliori per farlo. Con noi puoi.
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