TSS Formazione e Lavoro

Psicologia dell’età evolutiva 2.0 con la Dott. Giulia Spina

Psicologia dell'età evolutiva in chiave moderna per bambini e adolescenti. La psicologa Giulia Spina ci spiega il suo approccio attraverso i social e Skype.
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Giulia è una giovane psicologa di Brescia specializzata in psicologia dell’età evolutiva. Bambini, ragazzi, ma anche genitori, lei è un punto di riferimento per tante famiglie. Ha seguito un percorso di specializzazione in psicoterapia infantile e adolescenziale, è specializzata in psicologia giuridica ed è referente di equipe DSA accreditate per la valutazione degli apprendimenti. Contemporaneamente alla sua formazione ha sviluppato anche un forte approccio digital, fondamentale soprattutto in questo periodo di lockdown.

Molto attiva sui social (la potete conoscere seguendo la sua pagina Facebook  Dott.ssa Giulia Spina – Psicologa a Brescia o il suo profilo Instagram lapsicologadeibambini), Giulia ha saputo sfruttare questi strumenti come un ponte di collegamento efficace per coniugare la serietà professionale con il desiderio di farsi conoscere e promuovere il pensiero psicologico. La dott.ssa riceve nel suo studio privato a Brescia in via Berardo Maggi 45 (per consulenze e appuntamenti potete contattarla al nr. 320 6705335) e online.

Lei è stata una nostra corsista per il corso di Self Marketing e Personal Branding specifico per Psicologi, un percorso che mira a sviluppare Tecniche efficaci e strumenti pratici per eccellere nell’auto promozione e comunicazione digital. Ha saputo sfruttare al meglio quanto ha appreso per comunicare in modo efficace e noi vogliamo raccontare la sua storia attraverso questa breve intervista. Un altro caso di successo in TSS.

 

 

Ci parli del tuo lavoro? Ti presenti come esperta in Psicologia dell’età evolutiva, di cosa si tratta?

 “E’ un lavoro specifico sulla crescita, quindi in particolare sui bambini e gli adolescenti. Riguarda le sofferenze e le difficoltà psicologiche ed emotive, ma non solo, mi occupo anche di tutto ciò che riguarda l’apprendimento da parte di bambini che presentano delle difficoltà specifiche come discalculia, dislessia, etc. (DSA). Oltre a questo, mi occupo anche di psicologia giuridica: collaboro con il tribunale come consulente tecnico nelle perizie riguardo casi di diritto familiare: separazioni, affidi, divorzi, indennità di frequenza, ma anche maltrattamento e abuso”.

 

Quando hai iniziato la tua attività e dove lavori?

“Mi sono laureata in psicologia nel 2015 e da lì ho iniziato da subito a lavorare nel mio studio a Brescia. Collaboro anche con altri studi, soprattutto quando mi vengono richieste delle consulenze tecniche. Grazie o per colpa del lockdown, sono riuscita a interagire con i miei pazienti ricevendoli anche online, una modalità un po’ diversa, ma con cui si può entrare in relazione e fare davvero di tutto, anche con i bambini. Ho avuto modo di giocare a distanza con loro e di trovare anche il giusto approccio per poterli semplicemente ascoltare. E’ molto interessante, molto particolare…lo schermo fa da filtro, ma media la comunicazione”.

 

Il lockdown ha portato non pochi cambiamenti e difficoltà, quali sono i problemi che più spesso senti tra genitori e figli?

 “Io mi sono interessata al fenomeno del lockdown da un punto di vista psicologico e mi sono occupata di progettare due ricerche: una finalizzata ad analizzare l’impatto psicologico della quarantena e della pandemia sulle famiglie e l’altra concentrata esclusivamente sugli adulti.

Abbiamo avuto modo, raggiungendo anche un campione elevato con più di 1000 questionari, di comprendere quali fossero le reali difficoltà. I bambini più piccoli sono risultati essere quelli più sofferenti…non avere la possibilità di poter instaurare le prime relazioni fuori di casa è stato molto limitante e ha creato non poche difficoltà emotive e relazionali. Allo stesso modo, anche gli adolescenti hanno riscontrato grandi difficoltà. Per gli adolescenti ho notato questo: nonostante siano abituati a usare i social, smartphone etc. sono stati quelli meno disponibili a volersi aprire per un confronto online. Si instauravano delle dinamiche di totale imbarazzo, difficoltà a trovare un proprio spazio per poter parlare liberamente, avendo sempre il timore di essere ascoltati; c’erano addirittura alcuni di loro, così come alcuni adulti, che andavano a rifugiarsi in auto, perché era l’unico spazio dove potevano avere un po’ di intimità.

Le problematiche più comuni durante la quarantena sono state: ansia, molta ansia, paura del contagio, paura di uscire di casa. Anche dopo, al termine del lockdown, sono insorte paure e fobie sociali difficili da dimenticare, ma comunque elaborabili in contesto terapeutico.

 

Sei molto giovane e molto attiva sui social, Facebook e Instagram in particolare. Hai ritagliato un pubblico ristretto ma molto attivo, che ti segue. Quali sono gli argomenti che affronti e quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere attraverso l’uso dei social?

“Gli argomenti che tratto sui social riguardano i settori di cui mi occupo prevalentemente, in particolare la psicologia dell’età evolutiva. A volte pubblico degli articoli e esprimo il mio punto di vista, così da poter dar via a un dibattito. Poi si spazia, da argomenti più intellettuali e filosofici a video con spunti interessanti e anche divertenti su cui poter riflettere ed esprimere il proprio punto di vista.

In generale mi piace comunicare l’idea che dallo psicologo non ci vanno solo quelli definiti “fuori di testa”…ognuno di noi ha dei propri problemi, ha delle difficoltà a elaborare, quindi il mio invito è che se una persona vuole iniziare a lavorare su se stessa e cambiare la propria vita in meglio, allora può iniziare un percorso di sostegno psicologico e di psicoterapia. Lo stesso vale anche per i giovanissimi: così come c’è il medico di base o il pediatra per i bambini, anche lo psicologo può essere un punto di riferimento importante per la loro crescita. I social sono il mio salotto virtuale di conversazione, skype, invece, il mio studio virtuale.”

 

Come rispondi a colleghi che non apprezzano l’uso dei social e che non ritengono etico l’uso di questi strumenti per la psicologia?

“Non è molto facile coniugare la serietà professionale e la propensione all’ascolto con una comunicazione efficace, ma se si riesce a trovare una modalità per comunicare la serietà con l’intento di mostrarsi al pubblico (da un punto di vista professionale, ma anche umano), allora può avere senso usare questi canali anche per questa professione. D’altronde lo vediamo anche con la scuola e con la formazione in generale, tutti hanno adottato un nuovo approccio che potrebbe fare la differenza in questo periodo particolare.

Attraverso non tanto la promozione e la vendita di servizi, ma lo sviluppo di conversazioni costruttive, di interesse e di riflessione, questi strumenti possono aiutare per farsi conoscere e diventare un punto di riferimento per chi ha bisogno del nostro supporto”.

 

Che consiglio daresti a chi come te ora si approccia ad avviare un percorso professionale come il tuo?

“Non mollare mai, il percorso è davvero lungo e impegnativo. Usa tutte le tue armi a disposizione, usa la curiosità, la creatività, utilizza tutto ciò che ritieni una risorsa importante e fai delle tue difficoltà un punto di forza, per aiutare le persone in difficoltà”.

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